La morfologia

 

Le forme, le dimensioni e l’aspetto delle api.

Il corpo delle api è composto da numerosi segmenti denominati metameri che, uniti più o meno saldamente tra loro, costituiscono una sorta di capsula articolata detta esoscheletro o tegumento, composta da diversi strati che, a partire dall’esterno sono noti come cuticola, epidermide e membrana basale. Dal tegumento partono sporgenze interne (tentorio, fragmi, furche e apotemi) che formano il cosiddetto endoscheletro che servono per dare sostegno agli organi interni e l’attacco dei muscoli. Tutto il corpo è ricoperto da peli lisci e articolati, oltre che da setole sensoriali. La presenza di evidenti restringimenti consente di suddividerne il corpo in tre distinte regione morfologiche, il capo, il torace e l’addome.

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Fig. 1 – Morfologia esterna dell’ape.

Capo

Il capo ha la forma di una capsula globosa appiattita sulla quale sono inserite:

  • le antenne composte da numerosi segmenti, di cui il primo, è denominato scapo ed è articolato al capo, il secondo pedicello, mentre i restanti sono denominati antennomeri, e il loro numero varia nelle femmine (10 segmenti) e nei maschi (11 segmenti). Sulle antenne si trovano migliaia di organi di senso, definiti sensilli, di diversa forma, necessari alle api per captare tutti i segnali dell’ambiente in cui vivono e consentire la comunicazione all’interno della colonia. I sensilli sono a forma di pelo (sensilli tricoidei e basiconici), appiattiti (sensilli basiconici, placoidei e campaniformi), a foro (sensilli celoconici) e consentono alle api di percepire segnali olfattivi, come quelli costituiti dai feromoni, gustativi, variazioni di temperatura e umidità, del livello di anidride carbonica. Mediante il reciproco contatto delle antenne le api sono in grado di scambiare innumerevoli informazioni.Vedi l’articolo della prof.sa Paola Ferrazzi e dei Prof.i Aulo Manino e Augusto Patetta tratto da “L’Apicoltore Moderno” Università di Torino, Osservatorio di Apicoltura “G. Angeleri”Antenne di ape operaia
  • gli occhi semplici, denominati ocelli, in numero di tre, disposti quasi a formare i vertici di un triangolo al vertice del capo in regina e api operaie, mentre si trovano più in basso nei fuchi, la loro funzione sembra essere sostanzialmente quella di percepire l’intensità luminosa.
  • gli occhi semplici sono tre e sono disposti triangolarmente sulla fronte e sembra siano utilizzati per la visione ravvicinata e per la stimolazione degli occhi composti; sono piccoli e non danno un’immagine nitida.
  • gli occhi composti, presenti in numero di due ai lati del capo, sono composti da migliaia di ommatidi (3.500 nella regina, 5-6.000 nelle operaie, 10.000 nei fuchi), contenenti ciascuno nove fotorecettori, potetti esternamente da minuscole cornee di forma esagonale. Servono per la visione degli oggetti vicini e lontani. Gli occhi composti dei fuchi sono così sviluppati da toccarsi sul vertice; la maggiore dimensione degli ommatidi migliora fortemente la capacità di visione ai fini dell’individuazione delle regine durante i voli di accoppiamento. Le cellule fotosensibili dell’ape sono sensibili alla lunghezza d’onda luminosa dell’ultravioletto (340 nm circa), del blu (463 nm circa) e del verde (530 nm circa). Le api hanno dunque una visione diversa da quella dell’uomo le cui cellule fotosensibili percepiscono le lunghezze d’onda del blu (430 nm), del verde (530 nm), del rosso (560 nm). L’ape è invece insensibile al rosso, che è percepito come nero. Nella colorazione delle arnie occorre evitare accostamenti di colore le cui differenze non sono percepite dalle api, per non accentuare il fenomeno della deriva.
  • l’apparato boccale delle api è detto lambente-succhiante. Esso è composto dal labbro superiore, dalle mandibole, dalle mascelle e dal labbro inferiore. Il labbro superiore si trova sotto il clipeo e sembra avere una funzione di copertura della restante parte dell’apparato. Le mandibole, sono utilizzate per afferrare e modellare la cera, raccogliere la resina dalle gemme degli alberi, rompere gli opercoli all’atto della nascita, afferrare i detriti o individui morti dell’alveare, per difesa. Sono poco taglienti e non sono in grado di perforare la buccia dei frutti, neppure quella più sottile. Le due mascelle comprendono cardine, stipite, galea e palpo mascellare; e contribuiscono alla formazione di una sorta di cannuccia, quando l’ape deve suggere sostanze liquide quali nettare, melata o acqua, insieme con alcuni articoli del labbro inferiore composto di paraglosse e palpi labiali, postmento, premento e ligula o glossa, che termina con un’espansione a forma di cucchiaio detta flabello. Quest’ultima, ricoperta da una fine peluria, scorre internamente al canale che si forma grazie all’unione di galee e palpi labiali. Si forma in questo modo una sorta di “proboscide”. All’interno della ligula si trova un piccolo canale, mediante il quale l’ape può rigurgitare saliva utilizzata per sciogliere sostanze zuccherine dense o solide. Su galee e palpi labiali si trovano sensilli del gusto; altri sensilli del gusto si trovano inoltre sulle antenne e sui tarsi delle zampe. L’apparato boccale, a seconda delle sottospecie ha una lunghezza che varia da 5,5 a 9,32 mm; lo stesso, a riposo, viene tenuto ripiegato sotto il capo.

All’interno del capo sono ospitati cerebro e gnatocerebro e parte della catena gangliare ventrale, le ghiandole ipofaringee, le ghiandole salivari postcerebrali, i dotti salivari, le ghiandole mandibolari, l’esofago, l’aorta, muscoli e trachee. Il collegamento con il resto del corpo avviene attraverso il foro occipitale, posto sul retro del capo.

Torace

Il torace è composto da tre segmenti, protorace, mesotorace, metatorace, su ciascuno dei quali si articolano un paio di zampe. Sul secondo e il terzo segmento (mesotorace, e metatorace) sono articolate rispettivamente le ali anteriori e posteriori. Nella parte posteriore del torace si trova inoltre un quarto segmento, denominato propodeo, che morfologicamente appartiene alla parte dorsale del primo segmento dell’addome; a quest’ultimo è attaccato il peziolo, sottile peduncolo appartenente al secondo segmento addominale, attraverso il quale avviene il collegamento tra il torace e l’addome. In corrispondenza delle pleure si trovano tre stigmi o spiracoli tracheali, protetti all’esterno da una frangia di peli con funzione di filtro per le sostanza estranee.

Ciascuna zampa è costituita da una serie di articoli che, a partire dalla zona di attacco pleuro sternale del torace, sono denominati coxa (o anca), trocantere, femore, tibia, tarso e pretarso. Coxa e trocantere sono segmenti brevi, tibia e femore lunghi e sviluppati, il tarso è pluriarticolato, il pretarso anch’esso articolato porta le unghie e l’arolio, quest’ultimo utilizzato dall’ape per deambulare sulle superfici lisce.

Le zampe anteriori sono dotate sul bordo posteriore della tibia di lunghe setole utilizzate per pulire la superficie degli occhi composti. A livello del margine posteriore del basitarso si trova un incavo di forma circolare e provvisto internamente di lunghi processi; tale struttura, insieme a uno sperone flessibile inserito all’estremità della tibia, è detta stregghia. L’incavo è appoggiato all’antenna, successivamente tenuta in sito dallo sperone, e lo scorrimento della zampa dall’interno verso l’esterno consente di effettuare la pulizia delle antenne. I peli rigidi che si trovano nella parte interna del basitarso sono utilizzati per la pulizia della parte anteriore del corpo.

Le zampe mediane sono caratterizzate anch’esse dalla presenza di peli rigidi nella parte interna del basitarso, utilizzati per la pulizia del torace. All’angolo distale interno della tibia si trova inoltre uno sperone appuntito utilizzato per staccare il polline dalle cestelle delle zampe posteriori.

Le zampe posteriori sono quelle maggiormente specializzate e differenziate morfologicamente. La parte interna del basitarso è provvista di una decina di file di setole utilizzate per raccogliere il polline depositato sul corpo e sulle altre zampe, e per questa funzione è definita spazzola. Sul bordo inferiore interno delle tibie si trovano invece una serie di setole rigide, dette pettine, utilizzate per staccare il polline dalle spazzole; il polline così staccato cade sul sottostante margine superiore appiattito del basitarso, chiamato auricola. L’auricola, grazie a un movimento a pinza rispetto alla parte esterna della tibia, spinge il polline verso l’esterno della tibia, chiamata cestella. Il perimetro esterno della tibia è occupato da una frangia di lunghi peli rigidi che, insieme a una lunga setola rigida posta lungo il margine inferiore, consentono di stabilizzare il carico di polline che ha un peso di 2-8 mg.

Le ali sono costituite da due sottili lamine cuticolari sovrapposte. Le ali sono organi vivi nei quali, all’interno di venature, scorre l’emolinfa e corrono terminazioni nervose e trachee. Le ali si articolano al torace per mezzo di scleriti ai quali sono a loro volta articolati i muscoli direzionali del volo. A riposo le ali sono ripiegate all’indietro, sopra l’addome, con le anteriori sovrapposte a quelle posteriori. Per volare l’ape forma una superficie alare unica unendo tra loro ala anteriore e posteriore. Sul bordo anteriore dell’ala posteriore si trova una serie di particolari uncini, detti hamuli, che si agganciano a una ripiegatura sclerificata posta sul margine posteriore dell’ala anteriore. Il movimento delle ali è garantito da potenti muscoli indiretti del volo, elevatori e depressori, che agiscono determinando la depressione del torace con la conseguente elevazione delle ali, e l’inarcamento dello stesso con conseguente abbassamento delle ali. Il rapido alternarsi dei due movimenti, che può raggiungere le 400 oscillazioni al secondo, consente all’ape di raggiungere la velocità di 20 km orari trasportando un carico di 15 mg di polline o 40 mg di nettare.

Addome

L’addome si compone di una successione di segmenti anulari detti uriti che presentano una parte dorsale, detta urotergo, e una parte ventrale, detta urosterno, collegate tra loro mediante due aree membranose laterali. Dal punto di vista morfologico ne sono presenti dieci. Ogni singolo urite è leggermente sovrapposto a quello successivo ed è collegato da flessibili membrane intersegmentali che ne consentono una variazione di volume. Il primo segmento morfologico è il propodèo, che fa parte del torace apparente, la parte anteriore del secondo segmento costituisce il peziolo, attraverso il quale passano esofago, catena gangliare ventrale, aorta, alcune trachee, e che consente grande mobilità all’addome. La parte che segue il peziolo è detta gastro.

Regina, fuco e operaia hanno il gastro di forma diversa; nella regina e nell’operaia sono esternamente visibili sei segmenti (II-VII morfologico), mentre nei fuchi ne è visibile uno in più (II-VIII morfologico) e parte del IX. I segmenti non visibili sono di dimensione ridotta e sostanzialmente modificati. La regina ha un addome più sviluppato, a causa dello sviluppo degli ovari.
L’addome contiene numerosi organi e ghiandole.

Il pungiglione è presente solo nell’operaia e nella regina. Si trova all’interno della cosiddetta camera del pungiglione originata dal ripiegamento verso l’interno dei segmenti VIII-X, di consistenza membranosa. Il pungiglione è composto di uno stiletto dorsale e due lancette ventrali. Al momento della puntura le due lancette scorrono, con movimento alternato, guidate da due rilievi posti sullo stiletto. Le lancette sono provviste, lateralmente, di una serie di uncini che ne impediscono l’estrazione, quando l’ape punge tessuti elastici come quelli dell’uomo. La conformazione di stiletto e lancette forma internamente un fine canale attraverso il quale scorre il veleno, prodotto dalla ghiandola acida, che fuoriesce dall’apice e attraverso piccoli canalicoli laterali che sboccano in corrispondenza degli ultimi cinque uncini di ciascuna lancetta. La regina ha un pungiglione lievemente ricurvo, con uncini più piccoli e meno numerosi.

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Fig. 1 – Ingrandimento di pungiglione d’ape.

Immagine tratta da “L’Apicoltore Moderno” Università di Torino, Osservatorio di Apicoltura “G. Angeleri”.

Quattro paia di ghiandole della cera, presenti solo nell’operaia, si trovano nella parte inferiore dell’addome in corrispondenza degli sterniti VI, V, VI, VII, al di sotto di particolari superfici, dette specchi della cera, sulle quali si solidifica sotto forma di scagliette il liquido prodotto delle ghiandole ciripare.

Stigmi respiratori posti lateralmente ad ogni segmento, costituiscono il punto di partenza delle trachee che, insieme ai sacchi aerei, costituiscono il sistema respiratorio dell’ape.

La ghiandola odorifera di Nasόnov collocata in corrispondenza della membrana intersegmentale, fra il sesto e il settimo tergite, delle operaie. Una serie di microscopiche aperture consente la liberazione all’esterno di componenti molto volatili che funzionano in particolare come segnali di aggregazione per le api di una stessa famiglia.

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