La casa delle api

 

 

L’evoluzione dell’arnia, i dettagli costruttivi dell’arnia in uso presso di noi e la comparazione fra le diverse tipologie di arnie.

L’arnia è universalmente riconosciuta come la moderna casa delle api; tuttavia, per concepire l’arnia quale essa si presenta ai giorni nostri, l’apicoltore ha seguito un percorso evolutivo di notevole durata.

Cenni storici di apicoltura

Le tracce delle api si perdono nel periodo del Miocene (circa 35 milioni di anni fa), anche se essa era già certamente presente nel periodo precedente, seppure non organizzata in forma societaria.

Si pensa che la vita in comune delle api sia un fenomeno avvenuto gradualmente, dapprima con l’associazione di piccoli nuclei i quali, con il trascorrere del tempo, hanno potuto perfezionare i meccanismi sociali che ne hanno permesso la sopravvivenza sino ai nostri giorni.

L’interesse dell’uomo per le api si può rintracciare già in un graffito che risale a circa 20.000 anni A.C., nel quale si può distintamente vedere un uomo arrampicato su un dirupo, attorniato da una nube d’api, intento a prelevare i favi da uno sciame naturale. Questo modo di servirsi delle api è tutt’ora in uso dai cacciatori di miele di alcune tribù aborigene dell’Australia e dell’Africa.

Nell’Egitto dei faraoni, si possono trovare evidenti tracce di un’apicoltura più organizzata (2500 anni A.C.), con l’uso di rudimentali arnie di terracotta di forma cilindrica. Da allora, l’ape ha sempre trovato spazio nei racconti e negli scritti dell’uomo ed è sempre stata allevata entro arnie di varia forma (detti bugni villici), per sottrargli cera e miele, per lo più in modo cruento.

Solo nei primi del 1800 si è studiato l’argomento in modo più approfondito, in seguito allo stimolo naturalistico di vari studiosi e ai fini di integrare e aumentare i redditi dell’attività agricola. In questo ambito si collocano gli studi dei padri maggiori dell’apicoltura moderna: gli americani Langstroth e Dadant (quest’ultimo nato in Francia e successivamente emigrato negli Stati Uniti).

Ad essi si deve la razionalizzazione dell’allevamento delle api con l’introduzione delle arnie a favi mobili e di sofisticate attrezzature; esse permettono all’uomo di prelevare il miele senza danneggiare la famiglia d’api e, al tempo stesso rendono possibile all’uomo il costante monitoraggio dello stato della famiglia e di intervenire per curare malattie, provvedere all’alimentazione e rettificare eventuali anomalie.

In questo modo, il rapporto fra uomo e ape si trasforma: da mera rapina a scambio di servizi.

Sull’argomento dell’evoluzione delle arnie, vedi l’articolo del prof. Franco Marletto tratto da “L’Apicoltore Moderno” Università di Torino, Osservatorio di Apicoltura “G. Angeleri”: Evoluzione delle arnie

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