Hai mai sognato di aprire unโarnia e scoprire lโincredibile vita al suo interno? Le api non sono solo “quelle che producono il miele”, ma pilastri insostituibili della natura. Con il Corso di Apicoltura di Primo Livello 2025 organizzato dalla CAPT – Consociazione Apicoltori della Provincia di Torino – potrai entrare in un mondo affascinante, imparare a prenderti cura delle api, avvicinarti a unโattivitร che unisce passione, rispetto per lโambiente e che, passo dopo passo puรฒ trasformarsi da hobby a nuova realtร lavorativa. Che fai, non ti sei ancora iscritto? Non restare spettatore: diventa protagonista di questa meraviglia! Posti limitati: iscriviti subito!
Il corso รจ organizzato dalla CAPT. Orario delle lezioni: dalle 09:00 alle 12:00. Le lezioni si svolgeranno presso la Cascina Brero, sita all’interno del Parco Regionale de “La Mandria”, Via Vittorio Scodeggio 197/A, 10078, Venaria Reale.
9 novembre 2024 – Biologia e vita dell’ape 16 novembre 2024 – Storia dell’apicoltura e attrezzatura apistica; tecniche di allevamento e conduzione dell’apiario 23 novembre 2024 – Flora apistica e prodotti dell’alveare 30 novembre 2024 – Avversitร e malattie delle api: varroa e interventi di contenimento 7 dicembre 2024 – Normativa apistica 14 dicembre 2024 – Esperienze apistiche, chiusura del corso, pranzo sociale, consegna attestati Primavera 2025 – Parte pratica: due lezioni con le api in data da definire
A proposito di nidi artificiali per insetti impollinatori
diPaola Ferrazzi1, Andrea Beretta2, Monica Vercelli3 e Marino Quaranta4
Giร docente del DISAhA, Dipartimento diScienze Agrarie, forestali e Alimentari, Universitร degli Studi di Torino
Servizio Fruizione EnteParchi Reali (La Mandria)
Ricercatrice indipendente
CREA Agricoltura e Ambiente, Bologna
Se navigando in Rete vi รจ venuta l’intenzione di acquistare un BEE HOTEL e di metterlo ad esempio in giardino, forse prima dovete leggere quanto segue e poi decidere. Quali sono le intenzioni che vi spingono ad acquistare e a inserire nell’ambiente un bee hotel? Come scrive Jo-Lynn Teh- Weisenburger (2017), i bee hotel sono un rifugio per gli insetti impollinatori o una moda? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prendere in considerazione molte questioni. Navigando in Rete ci siamo accorti che, in merito a nidi e rifugi dedicati agli impollinatori selvatici e ad altri insetti (BEE HOTEL o BUG HOTEL) esiste una grande confusione di informazioni e prodotti dedicati, peraltro in maggioranza totalmente inadatti alle loro esigenze, che sovente hanno come unico effettivo risultato l’alleggerimento del portafoglio delle persone che, pensando di aiutare questi piccoli ma fondamentali insetti, commettono un doppio errore:
spendendo soldi,
acquistando i bee hotel non aiutano la sopravvivenza degli impollinatori selvatici appartenenti alla famiglia Apidae, impollinatori per eccellenza, ma anzi nella grande maggioranza dei casi ne compromettono la conservazione. Questo accade perchรฉ i prodotti presenti sul mercato, di solito in Rete, sia quelli in vendita, pubblicizzati anche da grandi ditte, sia quelli che riportano le istruzioni per costruirli, nove volte su dieci non sono assolutamente idonei alla salvaguardia degli impollinatori, come avviene per molti nidi artificiali presentati da โespertiโ che si improvvisano sui Social nel mostrare come si costruisce un bug hotel.
Troppo spesso infatti queste strutture sono costruite con materiali non idonei a garantire un corretto isolamento oppure sono impregnate con sostanze chimiche dannose e possono essere addirittura attrattive per i parassitoidi che si nutrono a spese delle api selvatiche ospitate (Maclvor e Salehi, 2014). Sovente le loro misure non rispondono alle esigenze degli insetti impollinatori che debbono deporvi in sicurezza uova e scorte alimentari. Un bee hotel ben costruito, secondo gli esperti del settore, come Pavlis (2021),
dovrebbe avere una profonditร non inferiore a 15-20 cm;
non dovrebbe avere collanti o essere impregnato con sostanze chimiche atte ad evitare la degradazione del legno ma in grado di interferire con lo sviluppo degli insetti;
lo spessore delle pareti esterne non deve essere inferiore ai due centimetri;
i fori dei nidi devono essere lisci per evitare di creare danni alle ali degli insetti;
i diametri dei fori devono avere misure differenti, a partire da due millimetri fino ad un paio di centimetri e oltre per insetti di grandi dimensioni, come l’ape legnaiola, Xylocopa violacea,-
le scanalature devono essere leggermente inclinate per impedire all’acqua di ristagnare e di mantenere l’umiditร , che รจ un nemico letale.
Figura 1. Grande bee hotel, poco ido- neo a causa della tipologia dei tunnel e dannoso per la concentrazione teori-camente alta di impollinatori selvatici che potrebbe contenere, esponendoli a svariati rischi. Foto Paola Ferrazzi.
Solitamente per i bee hotel venduti in Rete non vengono date indicazioni su come posizionare la struttura e a che altezza: sono necessarie una corretta esposizione a sud-sud/est e l’assenza di arbusti, fiori e piante sulla linea di volo per diversi metri, nonchรฉ una sopraelevazione di almeno100-150 cm da terra. I nidi inoltre devono essere sostituiti o per lo meno ripuliti minuziosamente ogni anno, poichรฉ vi si accumulano esuvie, detriti vari, acari e organismi patogeni come batteri e funghi. Dopo avere prestato attenzione a tutti questi aspetti esiste per questi nidi il serio problema della concentrazione di uova, larve o pupe di impollinatori in attesa di sfarfallare come adulti nel periodo primaverile o estivo, concentrazione ben evidente nella figura 1, che raffigura un grande bug hotel, con molte โcamereโ ma quasi tutte delle stesse dimensioni e altre troppo grandi e di forma non consona. Tali concentrazioni favoriscono la diffusione di malattie, virosi, batteriosi, micosi sia all’interno dei nidi sia nell’ambiente esterno, come avviene quando grandi popolazioni di qualsiasi specie sono concentrate in poco spazio (MacIvor e Packer, 2015; Polidori e Sanchez-Fernandez, 2020). Forti concentrazioni inoltre agevolano di molto i cleptoparassiti, insetti che depongono le loro uova nelle celle dove sono presenti l’uovo o la larva con le provviste depositate dalle madri per il loro sviluppo (polline impastato con nettare), che cosรฌ vengono depredate dagli sgraditi ospiti causando la morte dei legittimi occupanti delle cellette. I numerosi nemici degli Apidi, soprattutto insetti parassitoidi e predatori, riducono fortemente le popolazioni di questi nidi, risultando avvantaggiati dal trovarsi a disposizione molti individui delle specie da loro utilizzate per il nutrimento della prole o il loro stesso nutrimento tutti insieme in uno spazio ridotto, senza spendere energie e tempo per cercarli nell’ambiente naturale. La concentrazione dei bee hotel puรฒ rappresentare una irresistibile tentazione a rimpinzarsi per i picchi, che sono in grado di forare con il loro robusto becco legni duri e molto spessi; per questo รจ bene proteggere sia la parte laterale che posteriore dei bug hotel con una rete metallica zincata cosรฌ da impedire al picchio di servirsi come fosse in un โMc Bugโ, utilizzando la lunghissima lingua vischiosa e dotata all’estremitร di uncini. Altri uccelli, come i gruccioni, possono trovare nei bug hotel una ricca offerta alimentare. Un’altra grave problematica รจ l’occupazione di questi nidi artificiali da parte di insetti alloctoni, come alcuni Apidi del genere Megachile, (in Europa soprattutto Megachile sculpturalis), che moltiplicandosi grazie a questi ricoveri entrano in competizione vittoriosa con le api selvatiche autoctone per i siti di nidificazione e le risorse, diventando dei pericolosi antagonisti (Quaranta et al, 2014, Geslin et al, 2020). Gli impatti negativi dei nidi artificiali
Figura 2. Bee hotel costruito correttamente, posto a scopo didattico in un’area rappresentativa alle porte di Biella gestita dal Circolo culturale sardo Su Nuraghe, ricca di flora mediterranea tipica della Sardegna. Foto Paolo Detoma
sugli impollinatori dimostrano che queste strutture non possono essere considerate dei rifugi e delle protezioni a salvaguardia di questi insetti e della biodiversitร , ma piuttosto un rischio; oltretutto le specie che vi possono nidificare sono solo una piccola parte degli impollinatori presenti nei nostri territori. Gran parte degli impollinatori selvatici infatti nidifica nel suolo; con i bug hotel si opererebbe quindi una selezione che interferisce con l’equilibrio ambientale e la biodiversitร . Occorre tener conto che le api selvatiche sono in grado di trovare autonomamente siti adatti alla nidificazione in tutti gli ambienti, nelle strutture piรน disparate e ovunque ci sia vegetazione: ne danno prova i numerosi Apidi presenti negli ambienti urbani, che solitamente presentano una cospicua flora utile per fornire risorse di nettare e di polline offerte sia da piante coltivate sia spontanee. I bee hotel, soprattutto se di grandi dimensioni e se non sufficientemente distanziati sul territorio, causano un impoverimento degli impollinatori presenti nel territorio stesso, riducendo la biodiversitร ambientale e l’impollinazione di piante coltivate e spontanee e causando quindi l’effetto opposto a quello che si vorrebbe ottenere. Ciรฒ nonostante la presenza di bee hotel puรฒ avere anche aspetti positivi purchรฉ si tenga conto di alcuni essenziali requisiti. I bug hotel devono essere di piccole dimensioni, costruiti e sistemati secondo le indicazioni date e posizionati sempre molto distanziati sul territorio, in luoghi dove possano rivestire una funzione didattica (figura 2). La loro collocazione ideale dovrebbe essere presso scuole, musei o parchi, allo scopo di attirare l’attenzione dei cittadini sugli insetti impollinatori in quanto fondamentali protagonisti della biodiversitร e di insegnare a riconoscerli e a comprenderne l’importanza, con l’ausilio delle strutture graziose e accattivanti che li possono ospitare, di tavole descrittive e di codici QR che rimandino a corrette ed esaustive informazioni. L’altra finalitร utile dei bug hotel รจ rappresentata dal loro impiego in ambito scientifico per monitorare, seppure in misura molto parziale, visto il numero ridotto di specie impollinatrici che possono occupare questi siti, la fauna impollinatrice di un territorio. Secondo rilevamenti condotti in 5 diverse nazioni europee tramite questi โcondominii per insetti Antofili, cioรจ insetti che si nutrono sui fiori consentendone l’impollinazioneโ, le specie di Apidi che colonizzano tali strutture sono solo 10, a fronte di un totale di 278 specie rilevate con diversi metodi di monitoraggio (Westfal et al, 2008). Le specie di api selvatiche identificate in Europa sono circa 2000, ma le conoscenze su biologia, ecologia e stato delle popolazioni sono insufficienti per oltre la metร di questi Apidi (Nieto et al, 2014). Tra le circa 1000 specie presenti in Italia (Quaranta e Cornalba, in preparazione) si conosce il modo di nidificare del 90% di esse. Teoricamente i bee hotel potrebbero essere utilizzati da un centinaio di specie di Apidi nidificanti nel soprassuolo, appartenenti ai soli generi Anthidium, Ceratina, Chelostoma, Heriades, Hoplitis, HJJagus, Megachile, Osmia e Xylocopa,su circa 60 generi di api conosciuti in Italia. L’esperienza di Quaranta e di altri suoi colleghi tuttavia ha permesso di rilevare in questi nidi artificiali solo le seguenti specie di api selvatiche: Anthidium florentinum,A. manicatum, Heriadestruncorum (e probabilmente altre due specie di Heriades), Megachile centuncularis,M. rotundata, l’esotica Megachilesculpturalis,Osmia bicornis, O.caerulescens, O. cornuta, O. fafrgi/fei, Xylocopa violacea e pochissime altre. Anche in questi casi l’utilizzo dei bee hotel deve essere comunque contenuto e limitato nel tempo, per non alterare gli equilibri della fauna impollinatrice e non favorire effetti avversi dovuti all’incremento di malattie, di parassitosi o di specie esotiche invasive.
Figura 3. Osmia che cementa un foro tra pietre di una vecchia casa dopo avervi depositato provviste di polline e le sue uova. Foto Paola Ferrazzi
Si deve comunque tener presente che in ogni ambiente non gravemente antropizzato o ad agricoltura intensiva esistono moltissimi siti utili alla nidificazione di questi preziosi insetti, che scelgono a tale scopo il suolo, le piante, manufatti vari (Figura 3),… Per la loro conservazione e per ovviare all’ormai ben noto declino degli insetti impollinatori emerge quindi l’importanza di salvaguardare aree incolte, destinandone alcune a zone rifugio per gli insetti, di ridurre le lavorazioni del terreno che ne distruggono habitat e rifugi, di evitare il piรน possibile l’impiego di agrofarmaci (insetticidi, fungicidi, diserbanti), che agiscono limitando non solo le specie che svolgono l’essenziale opera di impollinazione di piante coltivate e spontanee, ma anche gli insetti che, grazie al loro specifico comportamento, effettuano un’azione di lotta biologica nei confronti degli insetti dannosi alle piante. Tentare quindi di imporre una soluzione umanizzata e commerciale al declino degli impollinatori, come sta purtroppo avvenendo, non รจ una buona soluzione, poichรฉ la Natura ha sperimentato nel corso di milioni di anni, e continua a farlo, le soluzioni migliori per ogni singola specie nella sua lotta per l’esistenza, sempre che non venga ostacolata.
ย Riferimenti bibliografici
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-Maclvor J.S., Packer L. 2015. Bee Hotels’ as Tools for Native pollinator Conservation: A Premature Verdict? PLoSONE2015, 10, e 0122126; DOI: 10.1371/journal.pone.0122126.
-Maclvor J.S., Salehi B. 2014. Bee species-specific nesting material attracts a generalist parasitoid: Implications for co-occurring bees in nest box enhancements. Environmental Entomology 43, 1027โ1033; DOI: 10.1603/ EN13241.
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-Nieto A., Roberts S.P.M., Kemp J., Rasmont P., Kuhlmann M., Garcia Criado M., Biesmeijer J.C., et a1. 2014. European Red List of bees.
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-Polidori C., Sanchez- Fernandez D. 2020. Environmental niche and global potential distribution of the giant resin bee Megachilg sculpturalis, a rapidly spreading invasive pollinator. tslobal Ecology and Conservation24, e01365; DOI: 10.1016/j.gecco.2020.e01365.
-Quaranta M., Cornalba M., Bees of Italy: an annotated checklist (Hymenoptera, Apoidea, Apiformes). In prep.
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-Westphal C., Bommarco R., Carrรฉ G., Lamborn E., Morison N., Petanidou T., Potts S.G., Roberts S.P.M., Szentgyรถrgyi H., Tscheulin T., Vaissiรจre B.E., Woyciechowski M., Biesmeijer J.C., Kunin
W.E., Settele J., Steffan- Dewenter I. 2008. Measuring bee diversity in different european habitats and biogeographical regions. Ecological Monographs78, 653-671.
Le distanze tra gli apiari e i confini delle zone molto frazionate e urbanizzate sono soggette a continue controversie. La legge del 24 dicembre 2004 n. 313, (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 306 del 31/12/2004) ha disciplinato nellโart. 8 le distanze minime degli apiari da rispettare dai confini pubblici e privati (figure 1 e 2). ร chiaro che nel caso in cui vi siano disposizioni vigenti piรน restrittive, stabilite da norme regionali, provinciali o comunali, devono essere rispettate tali norme. In ultima ipotesi, il Sindaco ha poi la facoltร , qualora si renda indispensabile tutelare la quiete e la sicurezza pubblica, di imporre con ordinanza sindacale opportune modalitร e limiti nellโallevamento delle api. In un certo senso, la norma sulle distanze ha la funzione di regolare i rapporti tra le diverse proprietร finitime, al fine di assicurare la simultaneitร e la possibilitร del contemporaneo esercizio dei diritti relativi da parte dei singoli proprietari confinanti, conciliando in tal modo le opposte esigenze di ciascun proprietario. Lo scopo di questโarticolo รจ quello di fornire un utile approfondimento e una guida da consultare per poter affrontare con cognizione i principali problemi che possono sorgere sulle distanze minime previste dalla legge tra gli apiari e i confini pubblici e privati. Leggendo lโart. 8 si rileva che โGli apiari devono essere collocati a non meno di cinque metri dai confini di proprietร pubbliche o privateโ. Tale distanza, stabilita per lโinstallazione di apiari (cosรฌ come vengono definiti allโart. 2 della stessa legge al comma 3 lett. C) verso i confini di proprietร pubbliche o private, non si deve limitare alla sola installazione degli apiari, ma per una maggiore tutela va applicata anche a un singolo alveare. Il legislatore allโart. 8 ha imposto la distanza minima senza riferire nulla sulla direzione di volo delle api, su come devono essere collocati e orientati gli alveari
Figura 1 Alveari con la linea di volo parallela al confine.Figura 2 Alveari con la porticina rivolta dalla parte opposta al confine.
e su come si deve misurare la distanza degli apiari dai confini. Le manchevolezze che si riscontrano nella presente legge si possono cosรฌ riassumere. La misurazione della distanza, ove esiste il locus a quo per la misurazione, in altre parole il punto di partenza, deve sempre misurarsi in senso orizzontale e perpendicolare al confine altrui, nel punto piรน prossimo alla porticina dellโalveare, senza tener conto dellโeventuale dislivello dei fondi che si fronteggiano. Nelle figure 1, 2 e 3 si osserva il modo di misurare la distanza minima dal confine con alveari disposti in maniera varia. Questa distanza minima dal confine puรฒ essere derogata, poichรฉ รจ stato previsto nello stesso art. 8 che โIl rispetto delle distanze non รจ obbligatorio se sono interposti, senza soluzioni di continuitร , muri, siepi o altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api. Tali ripari devono avere unโaltezza di almeno due metriโ (figura 4). Il legislatore, introducendo la deroga sulla distanza da rispettare tra gli alveari e la proprietร altrui, si รจ espresso anche qui in modo generico e aleatorio, indicando ripari idonei a non consentire il passaggio delle api di altezza non inferiore a 2 m. Sembra che il legislatore abbia voluto mediare sulla distanza introducendo parametri fissi, non legati a molte variabili esistenti tra gli alveari e il confine, come la distanza tra gli alveari e gli ostacoli e tra gli ostacoli e il confine, nonchรฉ la direzione di volo delle api, tutte variabili che sono soggette a continue diatribe tra gli apicoltori e i proprietari dei fondi confinanti. Per questo, quando sโinstalla un apiario con interposto un ostacolo naturale o artificiale, lโapicoltore deve garantire al vicino confinante, indipendentemente dai parametri fissi stabiliti dal legislatore, la stessa incolumitร che avrebbe in assenza di alveari. Le altezze (hx) degli ostacoli dovranno essere misurate partendo dalla quota dโingresso della porticina dellโalveare e potranno essere ricavate dalla seguente formula, che va applicata quando la somma delle distanze dallโalveare allโostacolo e dallโostacolo al confine รจ inferiore a 5 m.
Figura 3 Alveari con la porticina rivolta verso il confine.Figura 4 Ostacolo interposto tra lโalveare e il confine.
Tabella 1 Un esempio di applicazione della formula. Se la somma delle distanze รจ pari a quella minima, le altezze degli ostacoli si riducono a zero (fig. 5, 6, 7, 8).
La tabella รจ formata da una prima riga, dove รจ indicata la distanza in metri dallโalveare allโostacolo, e da una prima colonna dove รจ indicata la distanza in metri dallโostacolo al confine. Dallโintersezione di queste due variabili, l1 e l2, si ricava lโaltezza dellโostacolo. I risultati in rosso sono i minimi imposti dalla legge n. 313/04, in verde sono quelli che sono stati calcolati e che tutelano maggiormente il confinante.
ESEMPI, CON LE RELATIVE MISURE, DI APPLICAZIONI DELLA TABELLA 1 Per garantire ulteriormente al vicino di poter usufruire totalmente e senza problemi devono estendersi di oltre 5 metri rispetto al primo e allโultimo alveare della fila, se disposti parallelamente al confine (figura 7), oppure rispetto allโalveare piรน prossimo al confine se sono disposti in maniera perpendicolare al confine stesso (figura 8). Per essere sicuri di garantire una certa sicurezza al vicino quando sโinstallano gli alveari a ridosso del confine il dislivello va convenientemente aumentato, inserendo un ostacolo avente unโaltezza calcolata con la formula precedente o ricavata direttamente dalla tabella 1. In pratica, con gli alveari disposti in un fondo inferiore a 0,5 m dal confine e con un dislivello tra i fondi confinanti di 2 metri, bisogna aggiungere un ostacolo di 2,97 metri, in modo da garantire un ostacolo di 4,97 m tra i due fondi.
Figura 5 Anche se questa posizione rispetta la norma, รจ sconsigliabile disporre gli alveari con la porticina rivolta verso il fondo del vicino. Figura 6 Questa รจ unโottima posizione degli alveari lungo il confine, in assenza della distanza legale quando รจ interposto un ostacolo di altezza non inferiore a 2 metri.Figura 7 Gli ostacoli, cosรฌ come definiti dallโarticolo 8, devono andare oltre, per un minimo di 5 m, sia allโinizio sia al termine della fila degli alveari, a partire dalla loro parete esterna.Figura 8 Per ragioni di sicurezza, il prolungamento degli ostacoli รจ necessario per qualsiasi disposizione degli alveari, rispettando le lunghezze precedentemente indicate.Figura 9 Gli alveari posizionati con la direzione di volo verso il fondo del vicino sono sconsigliabili anche se rispettano le norme. Le api potrebbero entrare nel fondo dei vicini creando loro problemi quando stazioneranno o lavoreranno a ridosso del confine.Figura 10 Gli alveari ubicati con la direzione di volo opposta al fondo del vicino rispettano la norma e sono consigliabili.Figura 11 In caso di alveari disposti sul fondo inferiore, รจ categoricamente sconsigliabile collocarli prossimi al confine con la direzione di volo rivolta verso il fondo del vicino anche se rispettano la norma. Le api infatti, per poter intraprendere la traiettoria di volo, invaderebbero la proprietร confinante creando problemi.
Il legislatore, sempre allโart. 8, riferisce che, quando la configurazione dei luoghi dove sono installati gli alveari รจ a terrazze, โIl rispetto delle distanze non รจ obbligatorio se tra lโapiario e i luoghi ivi indicati esistono dislivelli di almeno due metriโ. Anche in questo caso la disposizione sembra superficiale, poichรฉ le variabili che nascono nellโinstallazione degli apiari quando esistono dislivelli tra i due fondi contigui, come la posizione degli alveari, la direzione di volo e la distanza dal confine, sono elementi che possono nuocere o recare molestia al confinante. I rischi si amplificano se lโapiario รจ posizionato nel fondo sottostante. Le figure 9, 10, 11 e 12 mettono in risalto gli inconvenienti e i pregi derivanti dalle varie ubicazioni degli alveari. Il legislatore poi, per regolare i rapporti tra il privato e il pubblico e per salvaguardare la sicurezza della circolazione, nellโart. 8 ha imposto che โGli apiari debbano essere collocati a non meno di dieci metri da strade di pubblico transitoโ. Non specifica perรฒ da quale punto della strada bisogna iniziare la misurazione, (limite della piattaforma, banchine, marciapiedi, ciglio ecc.) Si presuppone che, avendo
Figura 12 Anche gli alveari ubicati sul fondo inferiore, seppure con la direzione di volo opposta al fondo del vicino, sono sconsigliabili anche se rispettano la norma, poichรฉ le api potrebbero in parte invadere la proprietร altrui.Figura 13 Si sconsiglia di posizionare gli alveari (alveare a) che si trovano piรน in basso rispetto alla strada con la porticina rivolta verso la strada stessa, anche se si rispetta la distanza legale. Gli alveari posti piรน in alto rispetto alla strada (alveare b) dovrebbero avere la direzione di volo dalla parte opposta rispetto alla strada stessa, sempre rispettando la distanza legale.Figura 14 Gli alveari posizionati alla stessa quota di una strada limitrofa (alveare c) con la porticina rivolta verso la strada stessa sono da evitare anche se rispettano la distanza legale, tranne che nel caso di ostacoli naturali davanti agli alveari. Gli alveari posizionati al di sopra di una strada limitrofa (alveare d) senza alcun ostacolo naturale che possa alzare la traettoria di volo sono da evitare, anche se rispettano la distanza legale.
Figura 15 Dato che la distanza che intercorre tra la porticina dellโalveare e lโindustria dolciaria o similare รจ notevole, lโorientamento degli alveari in questo caso รจ ininfluente.
anche questa norma la funzione di regolare i rapporti tra le diverse proprietร , le misurazioni vadano compiute sempre tra la porticina dellโalveare e il ciglio della strada. Per ciglio della strada sโintende il confine limite della sede o piattaforma stradale che comprende tutta la sede viabile, quella veicolare e quelle pedonali, ivi contenute le banchine o altre strutture laterali alle predette sedi quando queste sono transitabili, nonchรฉ le strutture di delimitazione non transitabili (parapetti, arginelle e simili). In ogni modo, gli alveari situati in prossimitร di strade sia allo stesso livello, sia piรน in alto o piรน in basso sono da evitare perchรฉ, oltre a poter provocare problemi ai passanti se non vi sono ostacoli che alzano naturalmente la traiettoria di volo durante lโandirivieni delle api, queste possono rimanere schiacciate sui parabrezza delle auto in corsa. Il legislatore ha tutelato allโart. 8 anche le industrie che trasformano sostanze zuccherine, perchรฉ โNel caso dโaccertata presenza dโimpianti industriali saccariferi, gli apiari devono rispettare una distanza minima di un chilometro dai suddetti luoghi di produzioneโ. Vista la legislazione vigente, non ci dovrebbero comunque essere problemi (figura 15). Per concludere il discorso sulle distanze tra gli apiari e le proprietร finitime si puรฒ affermare che, sebbene le distanze siano regolate dalla legge nazionale e dalle leggi locali, lโapicoltore non puรฒ esimersi dallโusare tutte le precauzioni possibili affinchรฉ la sua attivitร non costituisca pericolo a terzi. Lโapicoltore infatti รจ sempre responsabile, civilmente e penalmente, quando lavora con le api per i danni che vengono dimostrati, salvo che provi che il fatto dannoso รจ stato causato dal comportamento imprudente del danneggiato o da un estraneo allโattivitร , oppure che รจ ricorso il caso fortuito.
Nascita della Consociazione Apicoltori della Provincia di Torino, CAPT
La Consociazione degli Apicoltori della Provincia di Torino, CAPT, associazione senza scopo di lucro, รจ ormai giunta al 47ยฐ anno di vita, essendo stata costituita come ente morale a fini culturali il 30 aprile 1976 con il nome originario di Consorzio Apicoltori della Provincia di Torino. La sede della CAPT, in strada del Cresto 2 a Reaglie, frazione collinare di Torino, รจ lโOsservatorio di Apicoltura Don Giacomo Angeleri (Figura 1), prestigiosa memoria per lโapicoltura piemontese in quanto era lโabitazione di questo sacerdote (1877-1957) imprenditore nel campo dellโapicoltura (Figura 2), Don Angeleri, con la sorella Maria Grada, ha sostenuto e diffuso lโattivitร apistica utilizzando la propria casa come โScuola di Apicolturaโ e tenendo qui e in tutta Italia seguitissimi corsi teorico-pratici. Nel 1988 questa associazione modificรฒ per esigenze amministrative il nome, divenendo Consociazione Apicoltori della Provincia di Torino.
Figura 1. Foto dโepoca (1978) dellโOsservatorio di Apicoltura Don Angeleri a Reaglie (Torino).Figura 2. Don Giacomo Angeleri, fondatore della Scuola di Apicoltura a Reaglie.
Figura 3. Carlo Vidano, titolare della prima cattedra di Bachicoltura e Apicoltura creata in Italia, professore di Entomologia e Apicoltura.
La Consociazione ha sempre potuto usufruire della collaborazione con lโUniversitร degli Studi di Torino, sancita dallโaccordo fatto nel 1969 da Maria Grada Angeleri che donรฒ allโUniversitร , conservando nelโusufrutto, la sede di Reaglie e uno stabile sito a Pragelato, utilizzato fino allora come Stazione alpina di Apicoltura. Con tale accordo lโUniversitร di Torino si impegnรฒ, grazie allโopera del professor Carlo Vidano (Figura 3), espertissimo e umano entomologo e apidologo divenuto nel1968 titolare della prima cattedra di Bachicolturae Apicoltura in Italia, a costituire e sostenere il succitato Osservatorio di Apicoltura nella sede della Scuola di Apicoltura realizzata da don Angeleri.
Statuto e scopi della CAPT
Secondo lo Statuto, gli scopi preminenti della Consociazione consistono nella promozione e diffusione della cultura apistica, correlata con una gestione dellโalveare basata su unโampia conoscenza della biologia dellโape tale da consentire di ridurre al minimo lโintroduzione di sostanze estranee – come presidi sanitari-, allโinterno dellโalveare. Nei molteplici e specifici intenti della Consociazione rientrano la promozione del consumo dei prodotti locali dellโalveare e il sollecitamento degli Organi Istituzionali a incentivare lo sviluppo e lโassistenza al settore apistico tramite lโorganizzazione di corsi di formazione e specializzazione, di conferenze e di incontri fra soci nonchรฉ la conduzione di un apiario sperimentale.
In ultimo lo Statuto della CAPT riporta due importanti azioni a favore dei soci: lโacquisto di prodotti utili al mantenimento delle api e del loro buon stato sanitario, da vendersi solo agli associati a un prezzo ridotto rispetto a quello dโacquisto, e la pubblicazione di una rivista destinata a diffondere nuove conoscenze sullโape e sullโapicoltura, notizie e rapporti dai convegni, informazioni ed esperienze, comunicazioni su eventi sociali e altro. Sulla base dello Statuto il Consiglio Direttivo della CAPT comprende 15 membri, tra i quali vengono eletti il presidente e le altre cariche: vicepresidente, segretario della consociazione e segretario contabile. Completano il quadro dei responsabili della CAPT tre probiviri e tre sindaci.
Presidenti della CAPT
Nel primo periodo di vita dellโallora Consorzio Apicoltori della Provincia di Torino, giร indicato come CAPT, si sono succeduti diversi presidenti, tra cui Michele Tedesco, Lorenzo Cavallito, Antonio Daniele. Dal 1981 al
2001 รจ stato presidente il geometra Luigi Capretti (Figura4), che con le sue capacitร e il suo entusiasmo ha vitalizzato la CAPT incrementando notevolmente gli iscritti, arrivati a oltre un migliaio, e creando la rivista โApi & Floraโ, alla cui stesura ha sempre partecipato attivamente e proficuamente.
Valido successore alla guida della CAPT fino al 2009 รจ stato Pietro Viazzo (Figura4), al quale รจ succeduto, fino allโinizio del 2024, Piergiorgio Bonci (Figura 5). Bonci ha saputo reggere con mano ferma la
Consociazione anche in momenti di difficoltร e ha consolidato i rapporti con il Parco Naturale Regionale La Mandria di Venaria, dove รจ collocato lโapiario sperimentale della CAPT, condotto a lungo dal geometra Emilio Rolle (Figura 6) e successivamente da Andrea Barbiso.
La nuova presidente della CAPT รจ la professoressa Monica Vercelli (figura 7), laureata in Agricoltura Biologica (laurea triennale) e Agroecologia (laurea magistrale), dottore di ricerca, che ha iniziato ad allevare api fin da giovanissima e continua a prestare aiuto nellโazienda apistica di famiglia. La prof. Vercelli รจ particolarmente esperta di api da miele, api selvatiche, flora apistica, analisi melissopalinologica e sensoriale del miele e biodiversitร , conduce diverse ricerche e opera in numerosi progetti locali, nazionali e internazionali; insegna materie entomologiche nelle Universitร di Torino e del Piemonte Orientale, รจ membro dellโInternational Honey Commission, I.H.C. (Commissione Internazionale di Studi sul Miele), ed รจ autrice di capitoli di libro e pubblicazioni scientifiche.
Figura 4. I presidenti della CAPT Luigi Capretti (da destra) e Pietro Viazzo.Figura5. Il presidente CAPT Piergiorgio Bonci.Figura 6. Lโapicoltore Emilio Rolle.Figura7. La nuova presidente della CAPT, Monica Vercelli.
LโOsservatorio di Apicoltura โDon Giacomo Angeleriโ
Figura 8. Giovanni Perona, incaricato CAPT per la gestione dellโAnagrafe Apistica.
Lโuso dei locali dellโOsservatorio di Apicoltura Don Angeleri da parte della CAPT รจ stato ulteriormente sancito dalla Convenzione con il DIVAPRA (Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali), stipulata nel 2004 e rinnovata con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) in cui sono confluiti i diversi settori dellโex Facoltร di Agraria dellโUniversitร di Torino. Anche la nuova convenzione redatta nel 2024 ha messo in evidenza gli intenti di collaborazione della Consociazione con lโUniversitร degli Studi di Torino e con altri Enti di didattica, ricerca e sperimentazione impegnati nel settore apistico. Parte dei locali dellโOsservatorio di Apicoltura era stata adibita fin dallโinizio ad alloggio abitato da un custode-giardiniere, Fortunato Falco, quindi da Enrico Busato. Attualmente abita in questa sede il dottor Giovanni Perona (Figura8), responsabile sanitario degli allevamenti didattici del Polo di Grugliasco dellโUniversitร di Torino, che nellโambito della CAPT si occupa della registrazione degli apiari e degli eventi sulla Banca Dati Apistica Nazionale per i soci che lo richiedono.
La rivista Api&Flora e i suoi direttori
Lโesigenza di una rivista come mezzo di informazione e di comunicazione tra gli associati CAPT รจ stata allโinizio realizzata con la pubblicazione di un ciclostilato sotto la guida del maestro Francesco Lavasso, assumendo poi la forma di una rivista con il nome di โApi & Floraโ fondata dallโallora presidente della CAPT Luigi Capretti nel 1986. Il maestro Lavasso nel 1988 lasciรฒ la direzione della rivista al ragionier William Sabatini (Figura9), divenuto nel 1998 presidente del Comitato Piemontese Apicoltori, che comprendeva le Associazioni apistiche afferenti alle diverse province del Piemonte. In quellโanno la direzione passรฒ quindi al dott. Pietro Curiale, che lโha condotta magistralmente fino al gennaio 2024.
Da febbraio 2024 la direzione di Api & Flora รจ stata assunta dalla professoressa Paola Ferrazzi (figura10), giร docente di Entomologia generale e applicata nel Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, DISAFA, dellโUniversitร degli Studi di Torino. La prof. Ferrazzi, laureata in Scienze Biologiche, si รจ appassionata al complesso mondo delle api e della natura in cui vivono immerse seguendo lezioni e conferenze del prof. Carlo Vidano e, procedendo nella sua inclinazione alla ricerca e allo studio dei rapporti tra animali e ambiente dopo un inizio come borsista nellโIstituto di Apicoltura e Bachicoltura, attraverso un lungo percorso รจ divenuta professore associato. Tra i vari settori dellโapidologia Ferrazzi si รจ dedicata soprattutto allo studio dei mieli e del polline, della flora apistica e dei nemici dellโape, ha fatto parte della redazione della rivista โLโapicoltore modernoโ con numerosi articoli ed รจ uno dei primi membri dellโInternational Honey Commission. ร stata inoltre presidente dellโAlbo Nazionale degli Esperti in Analisi sensoriale del Miele e vicepresidente dellโAlbo Nazionale degli Esperti Melissopalinologi (Esperti in Origine Botanica e Geografica del Miele); รจ autrice di 250 pubblicazioni scientifiche, libri e capitoli di libri.
Figura9. William Sabatini, giร direttore di Api&Flora.Figura10. Paola Ferrazzi, nuova direttrice di Api&Flora.
Il ruolo di caporedattore
Figura11. Il caporedattore di Api&Flora Giovanni Bosca.
Un importante ruolo nella rivista รจ svolto da Giovanni Bosca (Figura 11), autore anche di libri di apicoltura, che fin dal 1988 si occupa di Api & Flora nelle vesti di caporedattore, scrivendo anche diversi articoli.
Nuova tipografia
Per la stampa di Api & Flora รจ stata avviata la collaborazione con la Tipografia Commerciale Srl, sita a Venaria e dotata di strutture molto funzionali e aggiornate. Il proprietario Roberto Demaria, i figli, il grafico Leonardo Laviano e tutto il personale della Ditta si sono dimostrati molto collaborativi e importanti per realizzare la stampa della rivista.
Collaborazione con altre Associazioni
Un passo importante per la CAPT รจ stata la collaborazione con altre due associazioni piemontesi, lโAssociazione Biellese Apicoltori, molto coesa e legata al suo presidente dottor Paolo Detoma (Figura 12), che descrive su Api & Flora le sue importanti e innovative esperienze di conduzione apicola e partecipa con molto impegno alla redazione della rivista, e la Libera Associazione Monferrina Apicoltori, di cui รจ presidente dal 1988 Mario Dellarole (Figura 13).
Figura 12. Paolo Detoma, presidente dellโAssociazione Biellese Apicoltori, nel suo apiario.Figura 13. Mario Dellarole, presidente della Libera AssociazioneMonferrina Apicoltori.
Corsi di Apicoltura e diAnalisi Sensoriale del Miele
I corsi gratuiti di apicoltura sono sempre stati un aspetto fondamentale dellโattivitร della CAPT. Essi venivano tenuti in passato da docenti dellโUniversitร di Torino e da apicoltori esperti nella sede di Reaglie e in varie localitร del Piemonte per venire incontro alle richieste degli apicoltori, con la promozione e lโorganizzazione del responsabile dei corsi Benito Franco Ciriano (Figura 14). Successivamente le regole sulla capienza dei locali e lโelevato numero di persone interessate
Figura 14. Benito Franco Ciriano, organizzatore di molti corsi della CAPT.
hanno indotto a spostare i corsi teorico-pratici in locali idonei a un pubblico numeroso nel Parco Naturale Regionale La Mandria. Nella sede della CAPT da tempo la prof. Ferrazzi, docente dellโAlbo Ministeriale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele, tiene i corsi per lโaccesso a questโAlbo insieme alle sue collaboratrici, negli ultimi anni con la prof. Vercelli. Le problematiche recate dal Covid-19 hanno comportato la sospensione dei corsi, che verranno ripresi al piรน presto.
Nuovo Consiglio Direttivo della CAPT
Il Consiglio Direttivo, dopo la riunione dellโAssemblea dei Soci CAPT nella sede dellโOsservatorio di Apicoltura in data 3 febbraio 2024, risulta composto dai seguenti consiglieri (in ordine alfabetico):
Figura 15. Membri dellโattuale Consiglio Direttivo della CAPT, con sindaci e probiviri, sulle scale dellโOsservatorio di Apicoltura.
Le principali cariche della CAPT oltre alla presidente Vercelli sono state cosรฌ attribuite: vicepresidente Concetta (Connie) Di Simone, segretaria Chiara Visetti, segretario contabile Renato Breusa.
La nuova vicepresidente (Figura 16), esperta di comunicazione digitale, ha iniziato a occuparsi con passione di apicoltura dal 2014, dopo aver seguito un corso della CAPT.
La segretaria (Figura 17), appassionata di natura, si รจ avvalsa del suo trasferimento in campagna per avvicinarsi alle api, che sono divenute per lei una terapia benefica.
Il segretario contabile (Figura 18), che riveste questo ruolo nella CAPT da ben 15 anni, รจ assistente di laboratorio in una scuola superiore e apicoltore amatoriale iscritto alla Consociazione da quasi 40 anni.
Bruno Zanini (Figura 19), giร vicepresidente della CAPT e tecnico apistico responsabile per molti anni dellโapiario sperimentale dellโIstituto di Apicoltura, tenuto nella sede di Reaglie, fa parte dei probiviri insieme a Franco Ciriano e Guido Bassignana.
Sono stati nominati sindaci Sergio Damilano, Enrico Dione e Luigi Gianpetruzzi.
Figura16. La vicepresidente della CAPT Connie Di Simone.Figura17. Chiara Visetti, segretaria della CAPT.Figura18. Il segretario contabile della CAPT Renato BreusaFigura19. Bruno Zanini, tecnico apistico dellโUniversitร di Torino. Figura 20. Franco Marletto, professore di Apicolturae Bachicoltura.
Per il 2024, la quota associativa รจ stabilita secondo la tabella seguente:
Nยฐ alveari
โฌ
Fino a 25 alveari
25,00
Oltre 25
30,00
Vi sono tre possibilitร :
1ยช Per pagamento in contanti, telefonare, solo di pomeriggio, alla vicepresidente CAPT Connie Di Simone, tel. 347 8468684 o scrivere una e-mail a: apicoltori.capt@gmail.com per accordarsi su possibilitร dโincontro.
2ยช Utilizzare il bollettino di c/c postale nยฐ 26970103, intestato a CONSOCIAZIONE APICOLTORI PROVINCIA TORINO. Nello spazio riservato alla causale scrivere le opzioni scelte, indicando lโanno: rivista Api & Flora (15 euro); quota associativa socio sostenitore (senza alveari, 20 euro); quota associativa in base al numero di alveari (25/30euro); censimento BDA (15 euro); delega annuale BDA (25 euro); quota associativa piรน abbonamento ad altre riviste, indicandone il titolo (costo in base alla rivista scelta).
3ยช Effettuare bonifico su IBAN: IT81T0760101000000026970103 di POSTE ITALIANE SpA, intestato a C.A.P.T. Occorre specificare la causale.
Ricordiamo ai Soci che la CAPT ha stipulato una convenzione con diverse Ditte piemontesi fornitrici di materiale apistico alle quali ci si puรฒ rivolgere per lโacquisto a prezzi scontati, dietro presentazione del rinnovo della tessera associativa per lโanno 2024.
Le ditte interessate sono indicate a fondo pagina, con lโindirizzo e i riferimenti telefonici.
CENSIMENTO ANNUALE E REGISTRAZIONE EVENTI BANCA DATI APISTICA NAZIONALE
Lโapicoltore socio della CAPT che intende delegare la Consociazione per le pratiche di censimento annuale e quelle per segnalare gli spostamenti degli alveari e dei nuclei, nonchรฉ tutti gli altri eventi previsti dalla legge, deve aggiungere 15,00 EURO alla quota associativa indicando sulla causale di pagamento โregistrazione dati Banca Dati apisticaโ.
NOTA: Si ricorda che in mancanza del rinnovo della quota associativa alla CAPT decade automaticamente la delega allo svolgimento delle pratiche relative al censimento annuale degli alveari.
ISCRIVENDOTI ALLA CAPT PUOI AVERE:
Esplicazione di pratiche relative allโiscrizione allโAnagrafe Apistica Nazionale (BDA), al censimento annuale degli alveari e alla segnalazione degli spostamenti degli alveari.
Assicurazione di responsabilitร civile, per gli infortuni provocati dalle api verso terzi: โฌ1.032.000,00massimale per sinistro, โฌ258.000,00 per danni a persone, โฌ155.000,00 per danni a cose e animali.
La copertura assicurativa รจ estesa allโeventuale aiutante, esclusi i familiari.
In caso di necessitร rivolgersi allโAssicurazione Allianz S.p.A., divisione Allianz Subalpina, Ag. Torino-Martinetto Stea srl (agenti: Stea – Massellani – Demichelis – Doti). Via Gardoncini 7 – 10144 Torino. tel. 011.7716437, fax 011.748.626 C.so Susa 60 Rivoli – Tel. 011.9566765, fax 011.9580284 e-mail: torino.martinetto@allianzsubalpina.it
Eventuale assicurazione furto incendio (da stipulare a parte).
Abbonamento alla rivista ยซApi & Floraยป, con le notizie della Consociazione e articoli di interesse apistico.
Assistenza tecnica presso la sede di Reaglie (il primo e il terzo sabato di ogni mese, escluso agosto).
Acquisto di prodotti antivarroa a prezzo ridotto presso le Ditte convenzionate con la CAPT (vedere le inserzioni pubblicitarie relative allโelenco fornitori a pag. 5).
Analisi dellโumiditร del miele mediante rifrattometro (in sede).
Biblioteca in sede a Reaglie: libri e riviste di apicoltura per la consultazione o in prestito per un mese.
Organizzazione di corsi di apicoltura a La Mandria (Venaria Reale โ To).
Manifestazioni apistiche in sede, con inter- venti di esperti del mondo apistico.
Lezioni pratiche allโapiario sperimentale didattico de La Mandria.
Organizzazione di gite di interesse apistico.
Monica Vercelli
ABBONAMENTI A RIVISTE PER I SOCI CAPT
sottoscritti in forma cumulativa
APITALIA: Rivista di apicoltura edita dalla F.A.I. di Roma; lโimporto dellโabbonamento annuale per 11 numeri รจ di โฌ27,00.
LโAPIS – rivista di apicoltura edita da Aspromiele, 9 numeri; abbonamento โฌ26,00.
APINSIEME RIVISTA NAZIONALE DI APICOLTURA: 11 numeri/anno, (cartaceo + PDF) 60 pagine, abbonamento โฌ27,00
VITA IN CAMPAGNA: 11 numeri + 6 supplementi dedicati ai lavori + 4 guide illustrate + 1 calendario annuale; รจ il mensile divulgativo di agricoltura pratica e difesa dellโambiente edito dal Gruppo Edizioni ยซLโInformatore agrarioยป S.p.A. di Verona. Lโabbonamento scontato รจ di โฌ52,00– con il supplemento Vivere la Casa in Campagna (trimestrale) โฌ63,00.
NOTA Gli abbonamenti alle riviste saranno gestiti dalla CAPT per richieste effettuate entro il 31/03/2024. Dopo tale data i soci potranno sottoscrivere lโabbonamento a prezzo intero contattando direttamente le Case Editrici. Eventuali problemi (es. mancato recapito riviste) debbono essere prontamente comunicati a Breusa Renato al cell. 3401802006 o inviando una mail a: r.breusa@libero.it.
La varroatosi (sindrome parassitaria causata da Varroa destructor) rappresenta uno dei principali problemi sanitari per lโapicoltura, in quanto trattasi di una parassitosi endemica ed ubiquitaria in tutto il mondo ove presente lโape europea โApis melliferaโ. Il presente piano regionale ha lo scopo di delineare i principi ispiratori ed i punti cardine per unโefficace azione di controllo della Varroa oltre a quello di aggiornare, nel modo piรน estensivo possibile e scientificamente provato, gli apicoltori piemontesi; a tal fine si rende indispensabile unโattiva partecipazione e coinvolgimento delle Associazioni di apicoltori presenti sul territorio ed in particolar modo quelle associazioni che per loro statuto svolgono attivitร di consulenza, aggiornamento e formazione ai loro associati.
Gli obiettivi generali che il Piano intende raggiungere sono:ย
a protezione del patrimonio apistico dallโinfestazione da Varroa; ๏ปฟ
la tutela delle produzioni dai rischi derivanti dallโimpiego di sostanze acaricide; ๏ปฟ
lโadozione, da parte di tutti gli apicoltori operanti nel territorio regionale, di un piano organico per il controllo della varroatosi; ๏ปฟ
possibilitร nel lungo termine di arrivare a certificazioni territoriali circa lโinfestazione da Varroa. ๏ปฟ
Gli obiettivi particolari che il Piano intende raggiungere sono:
stabilire criteri, condivisi con le rappresentanze degli apicoltori, per la programmazione degli interventi acaricidi, con lโobiettivo di sincronizzarli in un preciso arco di tempo ed in una determinata area territoriale omogenea;
fornire un elenco aggiornato dei prodotti acaricidi approvati;
diffondere e far conoscere tecniche atte a stabilire in modo attendibile il grado dโinfestazione da Varroa negli alveari;
diffondere e far conoscere tecniche apistiche mirate a ridurre la popolazione di Varroa negli alveari, tecniche che, di pari passo con lโaumento della farmaco resistenza nei confronti di prodotti acaricidi, assumono importanza crescente;
stabilire lโattivitร di controllo regionale, a carico dei servizi Veterinari delle ASL, sullโeffettiva effettuazione di quanto stabilito dal Piano;
promuovere attivitร di divulgazione del Piano.
Il piano รจ composto sia da una parte descrittiva con gli aspetti fondamentali del controllo della Varroa, sia da una parte di allegati che potranno essere aggiornati annualmente entro il mese di aprile-maggio.ย
ASPETTI FONDAMENTALI PER IL CONTROLLO DELLA Varroa destructor
Coordinamento territoriale
La strategia di controllo dellโinfestazione da Varroa prevede lโattuazione di interventi che, se correttamente applicati, permettono di mantenere il grado di infestazione ad un livello tale da non compromettere la produttivitร e la sopravvivenza dellโalveare.
Il risultato di detti interventi puรฒ essere compromesso dal fenomeno della reinfestazione, il cui impatto รจ in genere particolarmente rilevante nel periodo che precede lโinvernamento. Per contenere questo fenomeno รจ necessario limitare la presenza contemporanea di colonie trattate e di colonie non ancora trattate nello stesso territorio e tanto piรน nello stesso apiario.
Se non รจ semplice ridurre la fonte di reinfestazione costituita dalle colonie naturali, che generalmente derivano da sciami sfuggiti al controllo dellโapicoltore, risulta invece piรน fattibile la limitazione dello scambio di acari fra alveari allevati. Ciรฒ puรฒ avvenire impostando la lotta a livello territoriale, attraverso un coordinamento degli interventi che deve derivare dalla collaborazione fra Associazioni di categoria e Autoritร Sanitarie e prevedere trattamenti contemporanei, almeno per zone omogenee; a tal fine รจ buona norma che apicoltori, con apiari contigui o comunque vicini territorialmente, concordino tra di loro la tempistica dei trattamenti, arrivando in questo modo allo stesso fine e con vantaggi per tutte le parti.ย
Attraverso tale coordinamento si deve realizzare anche unโattenta scelta dei principi attivi disponibili e dei corrispondenti farmaci reperibili sul mercato (ALLEGATO 1), al fine di ottimizzarne lโimpiego e limitare il rischio di comparsa di fenomeni di farmacoresistenza. Si sottolinea pertanto la necessitร di mantenere sempre alta lโattenzione nei confronti di questo parassita e di non affidarsi per il suo controllo ad interventi improvvisati o tardivi.ย
Va considerata inoltre lโopportunitร di anticipare i trattamenti, in funzione anche dellโattivitร di bottinatura delle api, cosรฌ da ridurre i rischi derivanti da livelli di infestazione molto elevati e spesso difficilmente controllabili. Non va dimenticato infatti che unโinfestazione molto elevata concorre a creare le condizioni perchรฉ altri agenti patogeni, come ad esempio alcuni virus, possano ulteriormente danneggiare lโalveare, compromettendone la sopravvivenza.
Da ultimo si ricorda nuovamente di leggere con attenzione il foglietto illustrativo dei farmaci utilizzati per il controllo dellโinfestazione da Varroa, in modo da garantire sempre un loro corretto utilizzo.
MONITORAGGIO DEL GRADO DI INFESTAZIONE
Un aspetto della lotta alla Varroa รจ dato dalla conoscenza del grado di infestazione delle proprie colonie, anche al fine di rilevare per tempo situazioni critiche ed attuare tempestivamente interventi di emergenza oppure anticipare il trattamento giร programmato. Si sottolinea che gli interventi programmati devono essere comunque effettuati anche in assenza di sintomi riferibili allโinfestazione e con gradi di infestazione poco elevati. Ogni apicoltore dovrebbe essere informato sui metodi di monitoraggio ad oggi conosciuti ed efficaci. I metodi sono diversi e ultimamente sono stati messi a punto dei dispositivi che consentono il conteggio delle varroe evitando di sacrificare le api (sistemi meccanici e/o che utilizzano la CO2). Logicamente, in caso di infestazioni eccessive, non occorre ricorrere a metodi di monitoraggio, lโapicoltore รจ in grado di riconoscerle con una normale osservazione delle sue colonie (presenza di varroe visibili su piรน api adulte o piรน varroe su una stessa ape, presenza di covate anomale con cellette vuote, presenza di api con ali deformi). Queste osservazioni sono di solito associate alla caduta di numerose varroe sul fondo dellโarnia).ย
DISPOSIZIONI PER GLI APICOLTORI CHE DETENGONO APIARI SUL TERRITORIO PIEMONTESE
Tutti gli apicoltori, sia che producano per la commercializzazione sia per autoconsumo, allโinizio di ogni stagione produttiva, devono pianificare le strategie di lotta alla Varroa che intendono adottare presso i loro apiari con largo anticipo al fine di reperire i presidi sanitari con cui intendono eseguire i trattamenti in tempo utile.
Tutti i trattamenti farmacologici eseguiti per il controllo della Varroa devono essere obbligatoriamente registrati dallโapicoltore. Gli apicoltori che producono per la commercializzazione dispongono di un registro (Registro dei trattamenti farmaceutici) ai sensi dellโarticolo 79 del decreto legislativo 6-4-2016 n. 193 da utilizzare per tale scopo. Gli apicoltori che producono per autoconsumo devono utilizzare il libretto apistico di cui allโArt. 96, punto 7, della Legge Regionale n.1 del 22/01/2019, rilasciato gratuitamente dai Servizi Veterinari ASL competenti per territorio.ย
Occorre registrare la data, il codice apiario, il prodotto utilizzato e il numero di alveari trattati. Le evidenze di acquisto dei farmaci utilizzati devono essere conservati dallโapicoltore per 5 anni ed essere disponibili nellโeventualitร di controlli ufficiali. I titolari di attivitร di apicoltura devono possedere adeguate conoscenze sulle strategie di lotta per il controllo della varroatosi ed รจ buona norma, per chi intende intraprendere unโattivitร di apicoltura, seguire un percorso formativo che contempli anche le problematiche sanitarie delle api.
GLI INTERVENTI ACARICIDI
MODALITร DI INTERVENTO
La necessitร di proteggere il patrimonio apistico, salvaguardando al tempo stesso le produzioni dallโinquinamento da acaricidi e il rispetto della normativa vigente, determina la scelta dei soli farmaci autorizzati (vediALLEGATO 1). Nellโeffettuare qualunque intervento di lotta alla Varroa รจ indispensabile rispettare scrupolosamente tempi, modalitร e dosaggi di somministrazione indicati dal produttore, nonchรฉ le informazioni relative alla sicurezza dellโoperatore. Si ricorda inoltre che il principio attivo da solo, anche se apparentemente uguale a quello del farmaco, non lo puรฒ sostituire ed รจ vietato.ย
TEMPISTICA DEGLI INTERVENTI ACARICIDI
Le caratteristiche del parassita, dei farmaci disponibili e delle tecniche di lotta nei confronti di Varroa destructor disponibili ad oggi impongono di intervenire, nelle nostre condizioni climatiche, almeno due volte lโanno, individuando i periodi piรน adatti in funzione delle situazioni locali. Ciรฒ significa che in funzione delle diverse condizioni geografiche e climatiche, correlate anche al grado dโinfestazione, potrebbero essere necessari ulteriori interventi oltre i due citati.ย
Si sottolinea che tutti i trattamenti acaricidi devono essere effettuati in assenza di melario (fa eccezione il trattamento con MAQSยฎ che, cosรฌ come riportano le istruzioni in etichetta, prescrivono di non asportare il miele nei 7 giorni di trattamento) seguendo rigorosamente le indicazioni di utilizzo di ciascun farmaco.ย
I trattamenti acaricidi sono normalmente effettuati a fine stagione produttiva e si articolano in due interventi:
1) AUTUNNALE/INVERNALE, effettuato in assenza di covata per una rimozione radicale delle varroe dagli alveari.ย
2) ESTIVO di lunga durata effettuato in presenza di covata oppure ESTIVO di breve durata da eseguire in assenza di covata;ย
In Piemonte il mese di luglio coincide con il termine della stagione produttiva e ciรฒ costituisce unโimportante opportunitร per mettere in atto gli interventi acaricidi. Il trattamento estivo deve essere messo in atto il prima possibile, quando il carico di varroe non รจ eccessivo, al fine di garantire una generazione di api sane atte allโinvernamento. Quando le possibilitร di bottinatura proseguono anche nel mese di agosto, ciรฒ dovrร essere valutato attentamente ed in ogni caso il trattamento ESTIVO dovrร essere eseguito entro e non oltre i primi 15 giorni di agosto. Sarร cura del Settore Prevenzione e Veterinaria della Regione Piemonte, valutate le condizioni eco- climatiche stagionali dellโanno, riportare eventuali tempistiche diverse negli allegati annuali.ย
TRATTAMENTO AUTUNNALE/INVERNALE
In Piemonte, ma in linea generale e con alcune eccezioni anche sul territorio nazionale, si verifica nel periodo autunno-invernale unโinterruzione di deposizione che รจ utile ai fini del controllo dellโinfestazione da Varroa perchรฉ gli acari, trovandosi sulle api adulte non protetti allโinterno delle celle opercolate, sono facilmente aggredibili dallโazione degli acaricidi.
Il trattamento nel periodo autunno-invernale, deve essere effettuato in assenza di covata allโinizio di detto periodo ovvero dal primo di NOVEMBRE a tutto GENNAIO. La funzione di questo intervento acaricida รจ ridurre in modo drastico il grado di infestazione delle colonie, dopo lโincremento dovuto alla riproduzione ed allโeventuale reinfestazione di acari al termine dellโestate e allโinizio dellโautunno. Da questo punto di vista il trattamento autunno- invernale rappresenta il presupposto fondamentale per la successiva ripresa dellโattivitร delle colonie. Per questo trattamento si consiglia lโutilizzo di prodotti a base di acido ossalico o con amitraz cosรฌ come riportato nellโALLEGATO 1.ย
TRATTAMENTO ESTIVO
Per il trattamento estivo, da effettuarsi nel periodo dal 1 LUGLIO a non oltre il 15 AGOSTO si possono utilizzare prodotti indicati in ALLEGATO 1. A titolo indicativo per chi effettua il blocco di covata occorre procedere allโingabbiamento della regina entro la prima metร di luglio e trattare con un acaricida a rapida azione, in assenza di covata, entro il 15 agosto; per chi effettua i trattamenti con prodotti acaricidi in presenza di covata il periodo va dal 15 luglio al 10 di agosto. Si puรฒ affermare con sufficiente attendibilitร che il grado dโinfestazione delle colonie raddoppi ogni mese in cui รจ presente la covata. Questa dinamica esponenziale, legata alla riproduzione della Varroa, รจ responsabile del notevole aumento di acari che, nellโarco di pochi mesi, raggiungono livelli critici anche a partire da livelli di infestazioni contenute. Nella tabella รจ indicato il numero di varroe presenti nella colonia alla fine dellโinverno e nel successivo mese di agosto (considerando un raddoppio mensile).ย
febbraioย
luglio/agostoย
50
3200
100
6400
200
12800
Quanto descritto evidenzia la necessitร dellโintervento estivo, al fine di contenere la crescita della popolazione di Varroa, riducendo cosรฌ il livello dโinfestazione delle colonie e consentendo il corretto sviluppo delle api destinate allo svernamento. Si ricorda inoltre che lโutilizzo contemporaneo di piรน principi attivi (ad esempio trattamento con timolo abbinato ad un principio di sintesi) diminuisce il rischio di incorrere in fenomeni di resistenza.
CONSIDERAZIONI GENERALI
La possibilitร di successo del piano รจ incrementata se, in concomitanza con lโutilizzo dei presidi sanitari, vengono attuate strategie basate sulla lotta biomeccanica ovvero interventi di attivitร apistica che in questo Piano vengono elencati in ALLEGATO 2. e riconducibili a tre metodi:ย
BLOCCO DI COVATA
PRODUZIONE DI SCIAMI ARTIFICIALI/NUCLEI
FAVO TRAPPOLA O RIMOZIONE DELLA COVATA MASCHILE
CONTROLLI UFFICIALI
Lโattivitร di controllo sullโapplicazione del Piano sarร effettuata dai Servizi Veterinari ASL, sulla base di una programmazione annuale. La percentuale delle aziende apistiche presenti sul territorio da sottoporre a controllo, sarร indicata di anno in anno in ALLEGATO 3; tale percentuale sarร stabilita in base allโevoluzione epidemiologica dellโinfestazione, allโandamento climatico previsto per lโanno e ad unโanalisi del rischio svolta a livello locale; detti controlli si svolgeranno nel periodo giugno-settembre e potranno anche essere svolti in concomitanza di altri controlli in apiario (es. vigilanze I&R o controlli del piano Aethina tumida). I controlli si baseranno sul controllo clinico del un numero di alveari numericamente significativo presenti in apiario (ove possibile anche tramite un metodo di stima della popolazione di Varroa in ogni alveare controllato) e saranno rivolti principalmente a stabilire il livello di infestazione da Varroa e/o alla verifica del trattamento anti-varroa se in atto; alla visita clinica seguirร il controllo cartolare dei documenti attestanti il trattamento anti-varroa (scontrino/fattura della farmacia/rivenditore in originale e/o prescrizione veterinaria, registrazione dei trattamenti sui registri cosรฌ come indicato nel capitolo โDisposizioni per gli apicoltori che detengono apiari sul territorio piemonteseโ).ย
Il controllo clinico riguarderร un numero di alveari significativo dellโapiario e riguarderร come minimo 3 alveari per apiari fino a 60 alveari ed una percentuale del 5% degli alveari presenti in apiario per consistenze superiori a 60. Se in seguito al controllo in apiario si renda necessario effettuare degli accertamenti diagnostici per determinare il tasso di infestazione di un apiario o diagnosticare delle virosi conseguenti allโinfestazione da varroa, occorre contattare il Centro Apistico Regionale (C.A.Re.) presso lโIstituto Zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle dโAosta, sede di Asti (tel. 0141-272858), per concordare i campioni da prelevare e le metodiche di invio dei campioni. A tal proposito si ricorda che il C.A.Re assicura in regione Piemonte un valido supporto tecnico-operativo ai Servizi Veterinari ASL oltre a promuovere iniziative di qualificazione sanitaria e di promozione dei prodotti apistici regionali.ย
COME FARE PER RINNOVARE O ASSOCIARSI ALLA C.A.P.T.
Utilizzare il bollettino di c/c postale nยฐ 26970103 intestato a CONSOCIAZIONE APICOLTORI PROVINCIA TORINO e nella causale riportare codice fiscale o P. IVA
ย Nel caso voleste fare un bonifico bancario qui di seguito troverete il codice ย IBANย IT81T0760101000000026970103 intestato a CAPT Torino
Consociazione Apicoltori della Provincia di Torino